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gio@gbsciello.it

Il mio pensiero di fondo

Negli ultimi anni i miei interessi culturali mi hanno portato ad una rivisitazione in chiave simbolica della pittura. L’attrazione per questo tipo di espressione artistica è derivato dalla consapevolezza che alfabeti, simboli, numeri e quant’altro hanno la capacità di trasmettere ed esprimere frequenze energetiche che interagiscono con i campi energetici di coloro che li osservano.

Ritengo che questi quadri possano anche adempiere ad una funzione terapeutica data dalla simbologia, in quanto apportatrice di valenze energetiche e dall’uso dei colori abbinati al simbolo, che a loro volta proiettano delle diverse lunghezze d’onda. D’altra parte la cromoterapia è un’arte antica medica, infatti se ne trovano tracce fin dai tempi degli egizi: a seconda dei colori utilizzati si proietteranno delle frequenze diverse che andranno ad agire nei campi energetici di ognuno di noi posto davanti al quadro.

Essendo gli uomini unici nei loro campi energetici avranno, ovviamente, sensazioni e reazioni differenti davanti a queste opere. I miei quadri esprimono delle risultanze cromatiche e simboliche costanti per periodi, che rivelano i miei stati d’animo e le mie necessità energetiche.

Tutto questo è interconnesso con la teoria dei colori così come sviluppatasi nel tempo dai Rosacroce, Goethe, Steiner per citare solo le ultime elaborazioni.

Ognuno a suo modo vi coglie il significato profondo, non solo puramente visivo.

Così come la disposizione spaziale degli stessi colori e la geometria che ne può derivare hanno un loro significato che va al di là della semplice apparenza. Anche i vuoti nella tela, che vuoti in realtà non sono mai, ci parlano. Concludo con una frase di Steiner, che sento a me molto vicino: “dobbiamo acquistare nuovamente la possibilità, non solo di guardare i colori e di dipingerli qua e là come qualcosa di esteriore, ma dobbiamo trovare la possibilità di vivere nel colore, di sperimentare con il colore l’intima sua forza vivente”.

E’ uso frequente considerare le opere d’arte (o meglio strutturarle) come modello riproducibile, anche se in numero limitato, quasi a divenire modello industriale (multipli). Si possono ricordare Cruz-Diez, Soto, Vasarely, Colombo, Alviani, Carmi (per la corrente Op); Rauschenberg, Lichtenstein, oldenburg, Tilson, Baj (per la corrente Pop); Fulton, Barry, Pistoletto (per la correnre concettuali e poveri).

Io sono partito da alcune sperimentazioni (molte delle quali non concluse in opere) di vario genere. Dall’informale (o tachisme) inteso quale pittura che si vale del colore quanto meno possibile arginato da schemi, diaframmi. Una forma di astrattismo dove non solo manchi ogni desiderio e tentativo di figurazione, ma anche ogni volontà segnica e semantica. Vedi Pollock (action painting americana), Fautrier, Soulages, Schneider, Beynon, Riopelle, Ruth Franken, Hosiasion, Noel, Jenkins, Oscar Gauthler, Ossario, Vedova, Moreni, Chighine, Carena, Parisot, Bionda, Bendini, Corpora, Santomaso, Imai, Yoshigahara, Motokaga, Kanayama, Bernard Schultze, Otto Goetz, Heinz Trokes, Peter Bruning, Hans Platschek, K.H. Wiener, Rolf Canale e parte dell’opera di Vieira da Silva. Alla pittura materia in cui si ricorre a nuovi materiali quali cortecce (Schumacker, Crippa), sacchi e stracci (Burri, Milares), reti metalliche (Rivera, Lippold), stoffe di tappezzeria (Baj), lenzuoli sovrapposti e cuciti (Scarpetta, Nuvolo) per poi, con l’uso di oggetti già utilizzati o di rifiuti, si arriva all’arte povera. Influenza importante ha avuto poi la produzione di Mirò, di Schifano, di Fiannacca prima maniera, la pop art (Rauschemberg, Warhol), e la musica, mia altra grande passione. Alcune opere sono nate sotto l’influenza di brani musicali (per esempio Bennato, Subsonica).

Alcune di queste influenze si possono notare nella seconda parte della mia collezione. Citerei a proposito anche l’imfluenza esercitata da un mio viaggio a Copenhagen dove ho visto esposte (galleria Artzone) alcune opere di un pittore locale: Martin Kalhoj.

Chi fosse interessato ad un excursus sull’arte di oggi veda: Ultime tendenze nell’arte di oggi di Guido Dorfles, edizioni Universale economica Feltrinelli 2004.

La mia esperienza attuale mi ha spinto invece verso simbolismo e teoria dei colori (vedasi prima parte della mia collezione).

Il termine simbolismo non va inteso però così come avviene da parte dei critici d’arte. Si tratta qui di simboli arcani, esoterici (rune nordiche, simboli rosacrociani) ognuno dotato di una propria valenza e forza attiva su ciascuno di noi. Ma potrebbe trattarsi anche di semplici lettere o numeri del nostro come di altro alfabeto; ognuno di essi ha infatti un significato che va al di là del somplice “segno” applicato sulla tela.

A chi fosse interessato consiglio:

- Le rune e gli dei del nord di Mario Polia, edizioni Il cerchio iniziative culturali 1994;
- Runes di P.I. Page edizioni The British Museum Press 2007;
- La dottrina segreta dei rosacroce di Magus Incognito, edizioni Venexia 2001.

Tutto questo è interconnesso con la teoria dei colori così come sviluppatasi nel tempo dai Rosacroce, Goethe, Steiner per citare qualche caso. (Oltre alla già citata Dottrina segreta dei rosacroce, vedasi La teoria dei colori di J.W. Goethe, edizioni Il saggiatore 2008).

Ognuno, a suo modo, vi coglie il significato profondo, non solo puramente visivo.

Così come la disposizione spaziale degli stessi e la geometria che ne può derivare hanno un loro significato che va al di là della semplice apparenza. Anche i vuoti nella tela, che vuoti in realtà non sono mai, ci parlano.

Si tratta quindi di opere ragionate; come disse Steiner (L’essenza dei colori di Rudolf Steiner – Editrice Antroposofica – Milano 1977), “mentre si crede di risolvere dei problemi artistici, si risolvono in realtà continuamente in larghissima misura dei compiti non artistici, specialmente dei compiti psicologici.”
“Ci si trova di fronte a tanti problemi o compiti puramente individuali” anche se, mi permetterei di aggiungere, riguardano in misura più o meno lata, ciascuno di noi.
“Dobbiamo acquistare nuovamente la possibilità, non solo di guardare i colori e di dipingerli qua e là come qualcosa di esteriore, ma dobbiamo trovare la possibilità di vivere nel colore, di sperimentare con il colore l’intima sua forza vivente.”

Si tratta dunque, come detto, di opere ragionate ma non per questo non dettate dall’impulso del momento, dall’io più intimo. E ciò anche a scapito, se occorre, della tecnica pittorica.


Biografia

Giovanni Battista Sciello, in arte "Gio Sciello" o semplicemente "Gio", nato a Genova il 2 febbraio 1961, ha da sempre la passione per la musica (è batterista dilettante, oltre ad aver studiato per un periodo composizione) e per la pittura. Ha svolto gli studi dell’obbligo, frequentando poi il liceo classico e la facoltà di giurisprudenza nella sua città natale e si è poi impiegato in uno studio notarile superando l’esame da avvocato e tentando di superare i concorsi notarili.

E’ caratterizzato da una grande curiosità e dal desiderio di apprendere dal mondo e dai libri tutto ciò che può arricchire. Malinconico e un poco pessimista (o realista forse) è al tempo stesso convinto che tutto si risolverà ed è mentalmente aperto nel credere anche alle cose più fantastiche e fantasiose.

Non ha un background in campo pittorico, lasciandosi guidare dal suo istinto e dall’estro del momento e, più di ogni altra cosa, dall’ “aurea” che insieme alla materia compone e pervade il nostro essere e l’universo intero.

Ha due figli che adora ed una compagna di grande stimolo e di cui non potrebbe fare a meno. Inoltre riempiono la sua vita e la sua casa i due gatti Artù e Ginevra ed il cane Parsifal.

Attualmente risiede nella sua città natale. Dopo anni di lavoro fine a se stesso è giunto al desiderio di condividere i suoi lavori anche con un pubblico il più ampio possibile. Di qui l’idea del sito internet che spera vorrete esaminare con attenzione e con un occhio di favore.

Opere recenti

Vita (elfico & binario) (Jul 2011)
Blue gebo (Oct 2011)