"Non posso prevedere quello che sta succedendo, è una sorpresa. Come una passione, la pittura è un'emozione piena di verità e risuona di un suono vivo, come il ruggito che viene dal petto di un leone". (Karl Appel)
"Uso semplicemente quello che è disponibile per descrivere ciò che ho sperimentato". (Julian Opie)
... se poi volete utilizzare le mie opere come complementi d'arredo della vostra casa, come "macchia" di colore da inserire in una parete, fate pure! Vi aprirà comunque il cuore e la mente se siete disposti ad osservarle un momento e non solo a guardarle ... (Gio Sciello)
E’ uso frequente considerare le opere d’arte (o meglio strutturarle) come modello riproducibile, anche se in numero limitato, quasi a divenire modello industriale (multipli). Si possono ricordare Cruz-Diez, Soto, Vasarely, Colombo, Alviani, Carmi (per la corrente Op); Rauschenberg, Lichtenstein, oldenburg, Tilson, Baj (per la corrente Pop); Fulton, Barry, Pistoletto (per la correnre concettuali e poveri).
Io sono partito da alcune sperimentazioni (molte delle quali non concluse in opere) di vario genere. Dall’informale (o tachisme) inteso quale pittura che si vale del colore quanto meno possibile arginato da schemi, diaframmi. Una forma di astrattismo dove non solo manchi ogni desiderio e tentativo di figurazione, ma anche ogni volontà segnica e semantica. Vedi Pollock (action painting americana), Fautrier, Soulages, Schneider, Beynon, Riopelle, Ruth Franken, Hosiasion, Noel, Jenkins, Oscar Gauthler, Ossario, Vedova, Moreni, Chighine, Carena, Parisot, Bionda, Bendini, Corpora, Santomaso, Imai, Yoshigahara, Motokaga, Kanayama, Bernard Schultze, Otto Goetz, Heinz Trokes, Peter Bruning, Hans Platschek, K.H. Wiener, Rolf Canale e parte dell’opera di Vieira da Silva. Alla pittura materia in cui si ricorre a nuovi materiali quali cortecce (Schumacker, Crippa), sacchi e stracci (Burri, Milares), reti metalliche (Rivera, Lippold), stoffe di tappezzeria (Baj), lenzuoli sovrapposti e cuciti (Scarpetta, Nuvolo) per poi, con l’uso di oggetti già utilizzati o di rifiuti, si arriva all’arte povera. Influenza importante ha avuto poi la produzione di Mirò, di Schifano, di Fiannacca prima maniera, la pop art (Rauschemberg, Warhol), e la musica, mia altra grande passione. Alcune opere sono nate sotto l’influenza di brani musicali (per esempio Bennato, Subsonica).
Alcune di queste influenze si possono notare nella seconda parte della mia collezione. Citerei a proposito anche l’imfluenza esercitata da un mio viaggio a Copenhagen dove ho visto esposte (galleria Artzone) alcune opere di un pittore locale: Martin Kalhoj.
Chi fosse interessato ad un excursus sull’arte di oggi veda: Ultime tendenze nell’arte di oggi di Guido Dorfles, edizioni Universale economica Feltrinelli 2004.
La mia esperienza attuale mi ha spinto invece verso simbolismo e teoria dei colori (vedasi prima parte della mia collezione).
Il termine simbolismo non va inteso però così come avviene da parte dei critici d’arte. Si tratta qui di simboli arcani, esoterici (rune nordiche, simboli rosacrociani) ognuno dotato di una propria valenza e forza attiva su ciascuno di noi. Ma potrebbe trattarsi anche di semplici lettere o numeri del nostro come di altro alfabeto; ognuno di essi ha infatti un significato che va al di là del somplice “segno” applicato sulla tela.
A chi fosse interessato consiglio:
- Le rune e gli dei del nord di Mario Polia, edizioni Il cerchio iniziative culturali 1994;
- Runes di P.I. Page edizioni The British Museum Press 2007;
- La dottrina segreta dei rosacroce di Magus Incognito, edizioni Venexia 2001.
Tutto questo è interconnesso con la teoria dei colori così come sviluppatasi nel tempo dai Rosacroce, Goethe, Steiner per citare qualche caso. (Oltre alla già citata Dottrina segreta dei rosacroce, vedasi La teoria dei colori di J.W. Goethe, edizioni Il saggiatore 2008).
Ognuno, a suo modo, vi coglie il significato profondo, non solo puramente visivo.
Così come la disposizione spaziale degli stessi e la geometria che ne può derivare hanno un loro significato che va al di là della semplice apparenza. Anche i vuoti nella tela, che vuoti in realtà non sono mai, ci parlano.
Si tratta quindi di opere ragionate; come disse Steiner (L’essenza dei colori di Rudolf Steiner – Editrice Antroposofica – Milano 1977), “mentre si crede di risolvere dei problemi artistici, si risolvono in realtà continuamente in larghissima misura dei compiti non artistici, specialmente dei compiti psicologici.”
“Ci si trova di fronte a tanti problemi o compiti puramente individuali” anche se, mi permetterei di aggiungere, riguardano in misura più o meno lata, ciascuno di noi.
“Dobbiamo acquistare nuovamente la possibilità, non solo di guardare i colori e di dipingerli qua e là come qualcosa di esteriore, ma dobbiamo trovare la possibilità di vivere nel colore, di sperimentare con il colore l’intima sua forza vivente.”
Si tratta dunque, come detto, di opere ragionate ma non per questo non dettate dall’impulso del momento, dall’io più intimo. E ciò anche a scapito, se occorre, della tecnica pittorica.
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